"LO SGUARDO DELL'ARTE"
A
JULIE MEHRETU, "STADIA II"
Stadia III appartiene a una serie di
tre dipinti di Stadia, concepita sulla scia dell’invasione dell’Iraq nel 2003 guidata
dagli stati uniti, l’artista Julie Mehretu affronta temi contemporanei di
potere, colonialismo e globalismo con un chiaro tocco drammatico, avendo come
obbiettivo sensibilizzare lo spettatore che in molti casi pensa siano lontani
ma in realtà non lo sono poi così tanto in quanto anche indirettamente vi è un
legame.
L’opera, inizia con la proiezione di
mappe e diagrammi sulla superficie bianca, da qui l’artista crea tracce e segni
che crescono e rappresentano individui, personaggi, comunità.
Il primo strato è rivestito con una
miscela di acrilico e silice che sigilla il disegno sotto un fondo trasparente,
dopo l’essicazione si crea una superficie sulla quale si continua il processo
rappresentativo attraverso altre figure e fotografie, e uno dei temi viene
affrontato proprio attraverso il processo creativo dell’opera che sta a richiamare
un concetto di temporalità la quale funge da metafora della storia che possiede
al suo interno la memoria e i lasciti delle epoche culturali passate che tutt’ora
influenzano la vita contemporanea; Difatti, Julie Mehretu descrive il suo prodotto
finale come contenente una "geologia stratificata e tettonica (...) con i
personaggi stessi sepolti, come se fossero fossili".
La realtà proposta all’interno di quest’opera è una realtà mossa indubbiamente da un dinamismo caotico e caratterizzata da un astrazione al servizio della rivoluzione e della politica utopica nel corso della storia dell’arte modernista che rappresenta diversi scenari come quelli politici, sportivi e culturali, che all’interno di essi e tra essi stessi si creano dei legami, delle connessioni ma al contempo degli scontri esistendo inevitabilmente all’interno della stessa realtà. L’opera a mio parere è in grado sensibilizzare lo spettatore, attraverso uno scenario astratto, a realtà, tematiche e vissuti apparentemente distanti che in realtà sono inaspettatamente concreti e vicini.
Rielaborazione tramite Midjjourney, programma di intelligenza artificiale per la produzione di immagini
La parole chiave che mi sento di affiancare a quest'opera sono STRATIFICAZIONE, QUOTIDIANITA', MARGINALITA', DINAMISMO e POLITICA.
B
Maria Lai, artista italiana nata a Ulassai in Sardegna, la
sua arte contribuisce in modo significativo in quanto con i suoi lavori ha dato
dignità alla tradizione artigianale e delle tecniche lavorative sarde che sono
diventate fulcro della sua ricerca espressiva ma con la peculiarità di
instaurare un dialogo con le contemporanee ricerche dell’arte contemporanea.
La “Tela cucita” è un’opera che a mio parere contiene al suo
interno il significato globale della ricerca artistica di Maria Lai e un
notevole spunto per una visione di insieme e di collegamento fra le parti in
Architettura grazie alla sua natura di collegamento di tessitura che mi ricorda
la separazione della periferia dal centro urbano; Tutto ciò mi consiglia una
modalità di intervento attraverso un’operazione di tessitura urbana che potrebbe
riequilibrare la netta differenza nel sistema urbano.
L’opera è divisa in tre fasce ascendenti, ben distinte
inizialmente, le quali rappresentano una dimensione globale, una locale strettamente
legata ai saperi della tradizione e quella universale, l’artista con un uso
sapiente delle materie tessili sceglie di intervenire sulla tela dividendola
appunto in tre aree di dimensioni e materie differenti; Partendo dal basso viene
usato un tessuto damascato chiaro successivamente nella fascia centrale che si
restringe in modo significativo viene usata una
stoffa di lana tessuta a telaio e decorata con il tradizionale motivo sardo
della pavoncella, simbolo di fertilità e trasformazione, qui si percepisce la
presenza fondamentale all’interno della sua arte del legame con le origini e le
tradizioni della terra natia, infine vi è l’ultima fascia in parte dipinta con
colore acrilico blu scuro che conferisce alla composizione profondità ed
equilibrio.
Vi è un legame tra le parti attraverso
un sistema sovrapposto di fili di lana che stanno a legare mondi diversi, i
fili convergono al centro in una stoffa bicroma al centro della tela nella
parte del tessuto damascato, così facendo si rompono i consueti schemi assiali
grazie a percorsi che tagliano i mondi creando un collegamento e creando così
dei percorsi obliqui, liberi.
La parole chiave che mi sento di affiancare a quest'opera sono MATERICITA', QUOTIDIANITA', ASSEMBLAGGIO, NARRAZIONE e MATRICE.
L’opera di Rosa Barba cerca di instaurare un rapporto sia
con lo spettatore che con lo spazio espositivo e l’architettura che lo ospita e
riportare in superficie la struttura nascosta della città restituendo al visitatore
una sua alternativa forma, l’energia sotterranea di un paesaggio antropizzato.
Il modo in cui comunica l’opera è molto interessante, sia
dal punto di vista spaziale che concettuale, la ricerca iniziale di un rapporto
con lo spettatore si realizza mediante una riproduzione di una traccia audio, registrata
in corrispondenza del tunnel sotto il fiume Mersey a Liverpool, riprodotta all’interno
dell’installazione. Ciò genera un’atmosfera di coinvolgimento multi sensoriale
con l’installazione.
Stimolando il senso dell’udito oltre che il senso della
vista si viene mentalmente trasportati in un contesto differente rimanendo fisicamente
nello stesso punto.
In conclusione la scelta di quest’opera è dettata dalla sua capacità
di creare un collegamento astratto seppur tangibile tra luoghi e realtà
differenti.
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