Degli Imprinting
“Mamma, ci si può innamorare di una città?”
Ho ragionato molto, in totale onestà inizialmente con non poca difficoltà, su un luogo e un’immagine che rappresentasse un momento, un’esperienza che mi avesse toccato profondamente e che avesse lasciato in me un’impronta indelebile, perché è dell’impronta che vorrei parlare, del mio Imprinting.
Nel ragionare ho ripercorso molti momenti, luoghi visitati e
vissuti, storie passate e non, ne ho trovati molti ma in me c’era sempre un
richiamo alla mia infanzia, ascoltando, si potrebbe dire quasi una voce dentro
di me. Mi soffermo su questo momento, forse spinto dalla definizione di ciò che
stavo cercando o semplicemente sapevo già quale fosse quell’impronta.
Nella sua definizione classica l’imprinting è definito come una
forma di apprendimento precoce immediatamente dopo la nascita dove si viene
condizionati dal primo essere che si vede e nei confronti del quale si sviluppa
un particolare attaccamento.
Tornando a noi, nella mia infanzia di certo un ruolo
importante è stato ricoperto dalla terra di origine della mia famiglia, la
Siria, nei confronti della quale ho sempre provato e provo tutt’ora un attaccamento
viscerale, che è la chiave di volta di tutto questo racconto.
Finalmente arriviamo al punto in cui vi racconto del mio
imprinting.
Mi trovavo nei sedili posteriori di una Mercedes nera del 90,
il caso vuole che questa auto di per se sia un altro imprinting essendo per me
l’auto per eccellenza di mio padre. Ma questa è un’altra storia…
In quel momento mi trovavo su una via del centro di Damasco, accanto a me avevo mia madre alla quale ingenuamente, come solo un bambino può fare, dissi “Mi sono innamorato di Damasco. Posso dire che mi sono innamorato di una città? Ci si può innamorare di una città?” ricordo bene l’espressione di mia madre, mi guardava come una mamma guarda il proprio figlio ragionare, domandarsi e in un certo senso pensare all’amore, e mi rispose “Si, certo che si può dire ”,ricordo molto bene come continuò il discorso ma l’importante adesso è altro, continuando a parlare guardavo con occhi diversi ciò che mi circondava, quel paesaggio che mi aveva impressionato e che ha fatto scaturire in me un ragionamento che ancora ad oggi è parte di della mia persona e sento in continua crescita. La capitale siriana è impressa in me, indelebilmente. Per conformazione si lega molto al Monte Qasyoun sulla quale in parte si struttura, ed è come se, proprio lì dal monte, avesse luogo la sua nascita.
Questo ragionamento trova riscontro in una foto evocativa dove la città, che sembra essere un fiume in piena verso valle, fluisce e prende forma.
Nell’osservare ciò che scorreva fuori dal finestrino,
ricordo di non aver potuto far a meno di notare il calore e la vita di questa
città, caratterizzata da luci, forme e spazi molto diversi fra di loro, persone
altrettanto differenti ma apparentemente in perfetta coesione, potrei
continuare a descrivere il mio imprinting ma preferisco concludere dicendo che questo
è una parte del cuore pulsante dei miei ragionamenti progettuale e non solo.
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